Santuario Madonna dei Miracoli

Il grande afflusso di fedeli che si verifica nell’antico Borgo di San Nazaro, davanti alla casa di un certo Filippo Pelabrocchi o Pelaboschi, per via di una imani della Beata Vergine di pinta sul muro e da tutti ritenuta miracolosa per i molto prodigi che si dicevano operati per sua intercessione, induce nel 1487 le autorità cittadine a erigere una piccola cappella in onore della Madonna. Ben presto tuttavia la cappelletta si dimostrò insufficiente ed allora si decisa la costruzione di una nuova chiesa, dedicata alla Vergine dei Miracoli, di cui Monsignor Boselli, vicario del vescovo di Brescia Paolo Zane, pose la prima pietra il 17 luglio 1788.

 

 

La parte centrale dell’attuale facciate, in candido Botticini, con le finissime decorazioni a basso rilievo doveva essere già terminata verso il 1493; l eni aggiunse allora il protiro con le quattro colonnine dalle scanalature tortili e rettilinee che poggiano tutte su un unico alto basamento e sorreggono una tribuna rettangolare, a sua volta sormontata da una stretta edicola col timpano triangolare.

Autore delle decorazione della parte centrale della facciata, che è la parte più antica e indubbiamente la più bella ed interessante, si vuole sia stato un verto Giangasparo Pedoni, ma è assai probabile che insieme a lui abbiano lavorato anche tutti gli scultori mastri tagliapietre che collaborarono alla Loggia e alla Loggietta del Monte Vecchio di Pietà. Il risultato fu una decorazione fantasiosa e raffinata che rappresenta indubbiamente l’esaltazione della scultura lombarda del Rinascimento e che deve essere esaminata fin nei particolari per poter essere apprezzata in tutta la sua bellezza e varietà: nelle quattro lesene sono infatti croci, candelabri, lance, coppe, figure che emergono dagli orli di vasi riccamente lavorati, che sembrano quasi dilatarsi ed allungarsi così da costituire l’ossatura del pilastri, sullo sfondo di altre croci, di paffuti cherubini, di mascheroni, di fiaccole, tridenti, cornucopie, scudi su cui è riprodotto leone rampante dello stemma cittadino, uccelli serpenti, spighe, tralci di vite, frutta, fiori; e ancora nel protiro, nei basamenti e nelle fasce delle colonne, nei riquadri dell’architrave e della tribuna, sulla fronte e sui fianchi è tutto un susseguirsi di fregi squisiti, di fiori, di girali, grappoli d’uva, maschere, figure fantastiche, trofei, elmi, corazze, m motivi sacri e profani che s’intrecciano e s’affiancano tra iscrizioni in greco e in latino, mentre nel fregio che corre sopra le lesene, ai lati del protiro, sono bei bassorilievi raffiguranti il Battesimo di Cristo, tra i simboli degli evangelisti Luca e Matteo, e l’Adorazione dei pastori, tra il leone di S. Marco e l’aquila di S. Giovanni.

Verso il 1521-1522 l’iniziale progetto architettonico, attribuito ad un certo mastro Jacopo, venne ampliato e modificato da Stefano Lamberti e Girolamo da S. Pellegrino; successive modifiche vennero probabilmente apportate nella seconda metà del XVI secolo da Lodovico Beretta e Giovan Maria Piantavigna che ricoprivano la carica di architetti della città. 

Si per le guerre che per le pestilenze la costruzione venne più volte interrotta così che nel XVII secolo si registrarono ancora lavori in corso.

L’interno, a pianta quadra divisa in tre navate da pilastri e colonne, con l’abside pentagonale e con due cupole che sovrastano la navata centrale e altre due più piccole sulle cappelle laterali è andato in gran parte distrutto dal bombardamento del 2 marzo 1945.

Una complessa opera di restauro è valsa a ripristinare nelle sue linee primitive l’originaria ossatura rinascimentale. 

Particolarmente raffinata, e purtroppo solo in parte conservata, è la decorazione  scultorea dell’abside, con i pilastri dell’arcata scolpiti a fantasiosi candelabri e le due finestrelle che recano negli sguanci entro le piccole nicchie quattro figure di santi. 

É nell’abside che si conservano le opere pittoriche di maggior interesse della chiesa: l’Assunzione di Pietro Marone e la Purificazione di Maria Vergine di Grazio Cossali, l’Annunciazione di Pier Maria  Bagnadore e la Natività di Maria di Tommaso Bona.

Cfr. L. VANNINI, Brescia nella storia e nell’arte, 1977.

 

Il Santuario civico di Santa Maria dei Miracoli e’ la migliore espressione di chiesa rinascimentale di Brescia. I lavori cominciarono nel 1488 per onorare l’immagine miracolosa (Madonna col bambino) dipinta sulla facciata di una casa posta nello stesso luogo dove oggi sorge la chiesa.

Non conosciamo i nomi di coloro che hanno progettato l’edificio ma vanno ricercati tra i costruttori del contemporaneo Palazzo della Loggia. Alcuni ritengono che la principale fonte ispiratrice della ricchissima è meravigliosa facciata siano le bellissime illustrazioni di un libro stampato nel 1499 a Venezia da Aldo Manuzio che si intitola “Hypnerotomachia Poliphili” di Francesco Colonna. Forse è così nonostante i lavori fossero già iniziati da 11 anni quando uscì il libro. In effetti nella dedicazione è citato anche un bresciano di cui purtroppo non sappiamo nulla: Andreas Maro. Sicuramente coloro che scolpirono la facciata erano culturalmente aggiornati sulle novità derivanti dalle scoperte fatte pochi anni prima a Roma di affreschi antichi con festoni e candelabri: le così dette grottesche che furono usate come decorazioni per almeno un paio di secoli. 

Ciò che stupisce il passante e’ la spettacolare decorazione plastica finissima ed elegantissima che
poi continua all’interno.

La chiesa fu semi distrutta dal bombardamento che subì Brescia il 2 marzo 1945 è ricostruita negli anni ’50. La facciata fortunatamente si salvò come le tele che erano state messe in salvo.

Il Santuario e’ detto civico perché è sempre stato di proprietà del Comune che fu il principale finanziatore della costruzione .

Se vuoi sapere di più di questoSantuario che si trova in Corso Martiri della Libertà a Brescia entra nella chiesa la domenica pomeriggio tra le 15.30 e le 17.30. Troverai una persona competente che ti racconterà la storia del Santuario e ti mostrerà e illustrerà le opere artistiche che vi si trovano.